Carne e latte, a Mondovì si valorizza così la Piemontese

L’Azienda dei Fratelli Garelli, con oltre 450 fattrici, vitelli e ingrasso, l’ultima in zona a mungere la storica Razza
di Paolo Ragazzo. Articolo de L’Agricoltore Cuneese 01/2026
Alle porte di Mondovì, non distante dall’ospedale cittadino, ha sede una delle aziende zootecniche più significative dell’intera area monregalese per storia e dimensioni che l’allevamento ha raggiunto negli anni. È la società agricola Garelli dei fratelli Giuseppe, Elio, Franco, Ivo e Aldo. Dei cinque, solo i primi tre sono attivamente impegnati nella gestione ma tutti insieme hanno condiviso la scelta di portare avanti una tradizione di famiglia: allevare la razza Piemontese.
“Seguendo l’organizzazione della linea vacca vitello, partiamo dai piccoli che nascono qui in azienda dalle nostre vacche e li seguiamo nel percorso di allevamento fino ai 16/17 mesi quando raggiungono i 650 chili – spiega Giuseppe Garelli, 67 anni –. In totale abbiamo circa 450 capi complessivi, tra fattrici, vitellini e ingrasso”.
Il padre di Giuseppe e, prima ancora, il nonno già facevano questo mestiere. Da frazione Merlo di Mondovì, la scelta di trasferirsi a Morozzo e poi ancora a San Biagio, per approdare nel 1932 dove l’azienda è tuttora. Certo i numeri erano molto diversi allora, circa una ventina di animali, poi col tempo e a più riprese, nel 1952 e nel 1962, la famiglia è riuscita ad acquistare tutta la cascina e ha programmato lo sviluppo successivo.
Il ritorno alle origini
“Per 18 anni ho fatto un altro mestiere, tornitore e fresatore in un’azienda della zona, poi sono ritornato in cascina e, insieme ai miei fratelli al timone, abbiamo deciso di realizzare la nuova stalla nel 1998 e nel 2005 e nel 2012 l’abbiamo ulteriormente ingrandita” continua l’imprenditore.
In tutto oggi l’allevamento si estende su 4mila metri quadrati di superficie coperta ed è quasi del tutto autonomo per quanto riguarda l’alimentazione degli animali grazie agli oltre 100 ettari di terreni, la maggior parte in affitto, sparsi nei dintorni dell’allevamento.
Ma la particolarità che caratterizza questo allevamento è quella di essere l’ultimo in zona a mungere i propri capi di Piemontese: “Produciamo circa 3 quintali di latte al giorno e lo conferiamo al caseificio Tramonti di Villanova Mondovì per realizzare mozzarelle. Anche in questo portiamo avanti una tradizione di famiglia che sappiamo bene non può avvicinarsi ai numeri di un allevamento di Frisone, ma d’altronde il nostro territorio non è molto vocato a quel tipo di razza bovina che richiede ingenti quantità di mais per l’alimentazione, difficile da ottenere sui nostri terreni scarsamente irrigui”.
Attenzione al benessere animale
Alla domanda sull’attuale momento vissuto alla Piemontese, l’imprenditore non tergiversa e dice netto: “Nel giro di un anno e mezzo la situazione è cambiata, oggi non possiamo lamentarci. Gli animali allevati si sono ridotti e, in parallelo, sembra ci sia una maggior richiesta di carne – sottolinea –. Noi siamo soci e fondatori della cooperativa Fattorie Monregalesi, che ha cinque punti vendita (tre a Mondovì, uno a Ceva e uno a Carrù) e, quando il mercato era più sottotono, ci ha permesso di spuntare un po’ di remuneratività in più. Ma non conferiamo tutto alla cooperativa: ad esempio, realizziamo per la Coop il vitello piemontese senza antibiotico dopo lo svezzamento, che richiede maggior cura e attenzione, ma dà soddisfazioni”.
Semplici ma chiare richieste
Per continuare sulla strada intrapresa ormai decenni fa l’azienda Garelli ha però una richiesta da fare alla politica: “Serve meno burocrazia – conclude Giuseppe –. Occorre ridurre tempo e risorse che un allevatore dedica a compilare modulistica e carteggi, sottraendolo al lavoro in stalla e campi. Sentir parlare di una nuova versione di quaderno di campagna informatizzato non ci lascia per nulla tranquilli. Non abbiamo mai pensato di interrompere questa nostra storia, magari cambiando tipologia di allevamento, ma chiediamo di essere messi in condizione di lavorare senza troppi vincoli che spesso sono fini a se stessi”. E il riferimento dell’allevatore agli obblighi previsti dal Piano Qualità dell’Aria è tanto chiaro, quanto preoccupato: “Prima di prendere decisioni drastiche, si valutino bene le possibili ripercussioni sul comparto”.
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