Disciplinare per il lavoro in vigna: Confagricoltura Cuneo ha aderito al Protocollo di Prefettura e CCIAA

Articolo di Paolo Ragazzo – L’Agricoltore Cuneese 05/2026
Confagricoltura Cuneo condivide l’obiettivo di rafforzare la legalità, la trasparenza e la tutela dei lavoratori nella filiera vitivinicola. L’efficacia di questo nuovo sistema, tuttavia, non dipenderà dalla sola introduzione di un ulteriore disciplinare o di una nuova certificazione, ma dalla sua concreta capacità di incidere sui comportamenti delle imprese e di valorizzare realmente chi opera ogni giorno nel pieno rispetto delle regole. Come associazione di categoria ci impegneremo a diffondere tra le aziende associate non soltanto l’adesione formale al progetto, ma soprattutto la pratica quotidiana della legalità, della trasparenza e della responsabilità sociale, nella convinzione che siano questi gli elementi che rafforzano davvero la competitività e la reputazione del nostro territorio”.
Così il direttore Roberto Abellonio commenta il “Protocollo d’intesa per la prevenzione dello sfruttamento lavorativo nel territorio di Alba, Langhe e Roero e per la promozione di lavoro regolare, abitare dignitoso e trasporti per i lavoratori agricoli stagionali”, sviluppato da Prefettura e Camera di commercio di Cuneo con DINTEC e sottoscritto da una rete ampia di soggetti, tra cui Confagricoltura Cuneo.
Il percorso, avviato due anni fa per contrastare caporalato e sfruttamento lavorativo e promuovere il “lavoro buono”, si arricchisce nel 2026 di un disciplinare con indicazioni operative per le aziende che vogliono aderire al sistema di qualificazione etico-legale, ad adesione volontaria, per l’intera filiera vitivinicola.
A chi si rivolge e cosa prevede
Il Sistema si rivolge a due categorie di soggetti: le imprese contoterziste che forniscono servizi e manodopera alle aziende vitivinicole della provincia di Cuneo, e le imprese vitivinicole della provincia che si impegnano ad avvalersi solo di operatori qualificati e iscritti.
L’accesso si fonda su due categorie di requisiti. I requisiti giuridici sono vincolanti: la loro assenza comporta l’esclusione automatica. Comprendono pre-requisiti (iscrizione al Registro delle Imprese, pieno esercizio dei diritti, assenza di procedure liquidatorie), requisiti giuslavoristici (regolarità contributiva e previdenziale, applicazione dei contratti collettivi nazionali, rispetto delle norme sul collocamento disabili) e requisiti amministrativi e penali (corretta gestione degli appalti, assenza di sospensioni dell’attività, di sanzioni per lavoro irregolare e di condanne per sfruttamento o intermediazione illecita di manodopera).
I requisiti qualificanti, elemento distintivo del Sistema, si dividono in requisiti minimi, necessari per l’adesione, e raccomandazioni, buone prassi non vincolanti.
Requisiti divisi in quattro aree
- Condizioni di lavoro: i requisiti minimi impongono contrattualistica scritta e trasparente, redatta prima dell’inizio dell’attività, con mansioni, durata, orari, retribuzione, pause e riposi, oltre all’identificazione dei lavoratori tramite tessera di riconoscimento. Le raccomandazioni includono tracciabilità delle presenze, un referente aziendale dedicato e il rispetto delle esigenze culturali e religiose.
- Alloggi dignitosi: i requisiti minimi riguardano spazi adeguati al numero di occupanti e condizioni igienico-sanitarie minime. Le raccomandazioni aggiungono spazi comuni adeguati, separazione tra alloggio e area produttiva, trasparenza economica, tutela della dignità e riservatezza, un disciplinare interno di convivenza, un referente per gli alloggi e verifiche periodiche.
- Trasporto: il requisito minimo è l’adeguatezza delle condizioni di viaggio, senza sovraffollamento né rischi per la sicurezza. Le raccomandazioni riguardano trasparenza economica sui contributi richiesti ai lavoratori, contrasto all’intermediazione informale e valutazioni periodiche del servizio.
- Formazione e aggiornamento: i requisiti minimi prevedono una formazione iniziale di primo livello prima dell’avvio dell’attività stagionale e la tracciabilità delle attività formative. Le raccomandazioni suggeriscono una formazione di secondo livello e modalità che garantiscano l’effettiva comprensibilità delle informazioni per tutti i lavoratori.
Bollino etico legale
Per le imprese che ottengono l’iscrizione, il percorso genera un ciclo di valore: l’iscrizione nell’Elenco ufficiale, valida un anno, consente l’uso del Bollino Etico-Legale (vedi immagine in alto), che si traduce in maggiore reputazione e riconoscibilità sul mercato e nella possibilità di partecipare a iniziative di valorizzazione della filiera.
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