Il presidente Giansanti inaugura la nuova stagione con 5 parole d’ordine: agribusiness, competitività, lavoro, salute e territorio

10.07.2017

Massimiliano Giansanti e la sua giunta

Da sinistra: il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti e la sua giunta

All’assemblea di Confagricoltura, il presidente Massimiliano Giansanti ha sostenuto che “al centro delle politiche deve esserci il territorio”. Le imprese agricole, globali e smart, guardano lontano, guardano al mondo”.

“Siamo di fronte ad un bivio: le nostre imprese devono scegliere tra la strada del protezionismo e del declino, oppure essere globali con un’agricoltura vincente, che sa valorizzare il proprio territorio e che vuole raccogliere le nuove sfide del futuro. Confagricoltura – che ha nel proprio dna le parole innovazione e progresso – non può sottrarsi alla responsabilità di indicare un modello di sviluppo che punti al mondo, attraverso un’agricoltura che sappia essere al passo con i tempi, sempre forte nei suoi valori ma posta in condizione di vincere tutte le prossime sfide che troverà davanti”. Lo ha sottolineato Massimiliano Giansanti, nella sua relazione che ha aperto i lavori dell’assemblea generale di Confagricoltura che si è tenuta venerdì 7 luglio a Roma all’Auditorium Parco della Musica e che si è intitolata “Coltiviamo l’Italia” con hashtag #noisiamoconfagricoltura.

La prima assemblea di Confagricoltura presieduta da Massimiliano Giansanti, a cento giorni dal suo insediamento alla guida dell’organizzazione, ha visto la presenza del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, del sottosegretario al ministero dell’Economia delle Finanze Paola De Micheli e del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina, che ha concluso i lavori.

Massimiliano Giansanti

Massimiliano Giansanti

Cinque le parole d’ordine della nuova stagione inaugurata dal presidente Giansanti: agribusiness, competitività, lavoro, salute e territorio.

Agribusiness perché il settore primario, anche se incide soltanto per il 2% sul prodotto interno lordo globale, conta molto di più in termini occupazionali (quasi il 4%, il doppio del contributo al Pil), il 9,2% sull’export complessivo e costituisce la base per il 17% del Pil nazionale, comprendendo tutti i settori a monte e a valle dell’agricoltura, producendo un valore aggiunto complessivo di 280 miliardi di euro ogni anno, che contribuisce alla crescita dell’occupazione del paese.

Nella sua relazione il presidente Giansanti ha richiamato ai valori fondamentali di Confagricoltura. L’articolo 1 dello statuto della confederazione sostiene che l’organizzazione esiste ed esisterà per tutelare e promuovere gli interessi dell’impresa agricola, un’impresa che vuole creare reddito e occupazione nel rispetto di norme che devono tutelare il lavoro e il ruolo dell’imprenditore. Confagricoltura – ha ricordato Giansanti – rappresenta quelle imprese che danno da mangiare ogni giorno a tutti i cittadini italiani e interagisce sempre più col mondo scientifico per promuovere una produzione sostenibile che possa rispondere alle mutate necessità alimentari.

I dati del Centro Studi Confagricoltura evidenziano che negli ultimi 15 anni in Italia si sono ridotte del 30% circa le imprese agricole totali: nel dettaglio si sono ridotte di 1/3 le imprese individuali, ma sono aumentate considerevolmente le società in agricoltura. È aumentata di oltre il 20% (dal 4,5% al 5,5%) la quota di aziende agricole che fatturano almeno 100.000 euro all’anno e che rappresentano il 56% del valore aggiunto settoriale prodotto e quasi il 60% del fatturato complessivo. Questo 5,5% di imprese con più di 100.000 euro di fatturato garantisce 1/4 dell’occupazione agricola complessiva e oltre 60% di quella dipendente.

In agricoltura, nonostante gli incentivi dei piani di sviluppo rurale, non cresce il numero dei giovani: prendendo come riferimento l’età di 41 anni non compiuti, la quota delle aziende italiane condotte da giovani risulta dell’8%. È perciò necessario promuovere l’inserimento dei giovani in qualità di conduttori agricoli, per contrastare l’invecchiamento degli addetti al settore e il progressivo abbandono delle aree rurali, ma anche per sostenere l’ammodernamento strutturale, tecnologico e gestionale delle imprese.

Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani

presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani

L’agroalimentare nazionale cresce nel mondo, ma rimane fermo il deficit di import-export di prodotti agricoli.

Negli ultimi tempi sono stati varati provvedimenti importanti per l’alleggerimento del carico fiscale in materia di Imu, Irap e Irpef per gli imprenditori professionali, ma occorre fare di più per un fisco che accompagni le imprese per lo sviluppo e la competitività. Vanno premiate le filiere intelligenti, ossia quelle che ridistribuiscono reddito tra i vari attori e nel contempo promuovere il commercio mondiale delle produzioni made in Italy.

Un’attenzione particolare va riservata al credito: nel 2016 l’ammontare degli impieghi nel settore è stato di oltre 43 miliardi di euro, facendo registrare per un calo del 2% rispetto al 2015. Occorre rivedere i sistemi di valutazione delle imprese da parte delle banche e lavorare ancora sul sistema delle garanzie.

Le imprese agricole per crescere hanno bisogno di una semplificazione amministrativa e del miglioramento del rapporto tra imprese, cittadini e istituzioni. Servizi non sempre efficienti, burocrazia opprimente e sensazione di insicurezza sociale minano la capacità di crescita del Paese. È necessario, in particolare per quanto riguarda il settore agricolo, agire sul riordino dell’Agea, dell’Aia e favorire l’innovazione tecnologica. L’indice di competitività del World Economic Forum 2016-2017 posiziona l’Italia al 44º posto su 138 Paesi, mentre si prende in considerazione l’indicatore “Burden of government regulation” che punta a rilevare l’onerosità degli adempimenti amministrativi per le imprese, la posizione italiana precipita al terzultimo posto della graduatoria. Il maggior ostacolo viene rappresentato dall’inefficienza del sistema burocratico, seguito dalle aliquote fiscali.

Per quanto riguarda la politica agricola comunitaria è necessario che il bilancio agricolo venga messo al riparo dagli effetti determinate dall’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, in quanto ogni anno verranno a mancare circa 10 miliardi di euro e già a partire dal 2019 potrebbe non essere assicurata la piena erogazione degli aiuti diretti e per la realizzazione dei programmi per lo sviluppo rurale. Inoltre la Pac dovrà essere maggiormente efficiente, dovranno essere ridotti i vincoli burocratici, oggi eccessivi, dovranno essere sviluppati gli strumenti di gestione del rischio e delle organizzazioni comuni di mercato, oltre a definire un regolamento sullo sviluppo rurale che aiuti le imprese agricole a quell’ammodernamento strutturale senza il quale sistema produttivo non cresce in termini competitivi.

Martina - Lorenzin - Giansanti

Da sinistra: il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti

Il costo del lavoro continua a rimanere eccessivo: è necessario ridurre il carico contributivo, a partire dalla revisione delle aliquote Inail, soprattutto in favore delle aziende che s’impegnano a stabilizzare i rapporti di lavoro e che aumentano il numero delle giornate denunciate. Questo aspetto è fondamentale per Confagricoltura che rappresenta oltre 23 milioni di giornate di lavoro agricolo.

L’agricoltura ha fatto passi importanti nella valorizzazione dell’ambiente e del territorio. Nell’ambito della tutela ambientale si è registrata una notevole riduzione delle emissioni in atmosfera, nel periodo 2002–2013 la riduzione dell’impiego di fertilizzanti è stata del 23,4%, nel periodo 2004-2014 la riduzione dei quantitativi di prodotti fitosanitari impiegati è stata del 30%, solo lo 0,5% dei prodotti agroalimentari italiani risulta non conforme ai limiti di legge per quanto riguarda i residui di prodotti chimici, contro l’1,6% della media europea. L’agricoltura ha bisogno di acqua e per questo è necessario lavorare per migliorare la rete irrigua. In Italia la superfici irrigate rappresentano solo il 19% della superficie agricola utilizzata, ma producono oltre il 50% della produzione lorda vendibile di tutta l’agricoltura e oltre 60% del valore totale dei prodotti. Le produzioni vegetali irrigue costituiscono oltre l’80% dell’esportazione.

Le imprese agricole hanno bisogno di innovazione, sfruttando gli sviluppi dell’elettronica e della tecnologia. L’agricoltura di precisione è competitività, sostenibilità, applicazione delle più moderne tecnologie digitali, già utilizzate dai cittadini, anche settore agricolo, con benefici soprattutto per l’ambiente e per gli operatori del settore.

Platea Assemblea nazionale 2017

Nei prossimi mesi, ha concluso Giansanti, Confagricoltura lavorerà coinvolgendo i territori nella definizione delle politiche dell’organizzazione. Il giorno prima dell’assemblea si sono insediati nove gruppi di lavoro, guidati da altrettanti membri di giunta, che continueranno a confrontarsi nei prossimi mesi e che avranno il compito di supportare il presidente e la giunta nel lavoro dell’organizzazione.

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