Latte e derivati: da oggi obbligatoria l’etichetta d’origine

19.04.2017

Latticini

Da oggi, mercoledì 19 aprile 2017, i prodotti lattiero-caseari commercializzati in Italia devono riportare in etichetta l’origine del prodotto, secondo quanto previsto dal decreto del 9 dicembre scorso, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.15 del 19 gennaio 2017.

Il provvedimento riguarda il latte UHT (quello fresco è già tracciato) e i prodotti a base di latte vaccino, ovino, caprino, bufalino e di altra origine animale. In particolare, oltre al latte a lunga conservazione e UHT, sono interessati yogurt, creme di latte, kefir, siero di latte, anche concentrato, burro, creme lattiere spalmabili, formaggi, latticini, cagliate, mentre nulla cambia per i prodotti Dop e Igp, che hanno già propri disciplinari relativi all’origine del latte.

D’ora in poi sull’etichetta troveremo quindi scritto se la materia prima proviene dall’Italia, da un Paese UE o extra UE. La scritta 100% italiano può essere apposta soltanto per il prodotto con latte munto, condizionato e trasformato in Italia.

Confagricoltura ha sempre sostenuto l’importanza di una corretta informazione per il consumatore, pertanto l’obbligo dell’indicazione dell’origine è giudicato un passo importante utile per rafforzare il concetto di Made in Italy. Un’etichetta semplice e di chiara lettura favorisce la trasparenza comunicativa molto più di eventuali indicatori a semaforo, già adottati in Gran Bretagna.

In Piemonte gli allevamenti di vacche da latte sono circa 2.800, per una produzione intorno ai 10 milioni di ettolitri all’anno (1 miliardo di litri di latte). In pratica 27.400 quintali al giorno, vale a dire 2.740.000 litri di latte: dati che fanno del Piemonte una delle regioni leader nel comparto, con un valore della produzione alla stalla, ogni giorno, di circa 960.000 euro (350 milioni all’anno).

L’indicazione obbligatoria dell’origine della materia prima per i prodotti lattiero-caseari è accolta con grande favore da Confagricoltura Piemonte, che ora pone l’accento sul tavolo regionale di settore: “La qualità del nostro latte deve essere riconosciuta dall’industria, per questo da tempo chiediamo che si arrivi alla definizione di una tabella con indici qualitativi in grado di parametrare il prodotto sulla scorta di un accordo tra le parti. Allo stato attuale, invece, l’intesa non c’è e questo va a scapito degli allevatori. Neanche l’iniziativa ‘Piemunto’ è riuscita a dare sollievo agli agricoltori, che finora non hanno ricevuto alcun beneficio da questo progetto”. Servizi sull’etichettatura

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