Crisi del settore suinicolo, serve un impegno concreto di tutta la filiera

07.05.2020

Suino

I suinicoltori di Confagricoltura lanciano l’allarme per le ripercussioni legate al Covid-19, alla chiusura del canale Ho.Re.Ca., ai mutamenti dei consumi, al crollo del turismo e alla flessione dell’export ma con l’importazione di 53 milioni di cosce a fronte di 20 milioni prodotte.

Paghiamo anche la nostra arretratezza negli accordi con la Cina. La Spagna ha centinaia di stabilimenti autorizzati all’export di una vasta gamma di prodotti e tagli suinicoli mentre noi abbiamo solo nove impianti di macellazione autorizzati all’export a Pechino e possiamo esportare solo carne congelata nello stabilimento di macellazione, senza osso.

Di conseguenza: si riducono le macellazioni (si stima -20%, con oltre 200 mila capi in arretrato), calano i prezzi all’origine, i costi per l’alimentazione animale sono cresciuti, anche a causa della maggior permanenza degli animali in stalla.

“Il nostro settore è al collasso – osserva Claudio Canali, presidente della Federazione suinicola di Confagricoltura -. Lo smaltimento delle giacenze è impensabile in tempi brevi, anche se ci fosse una ripresa delle macellazioni. Entro un paio di settimane le scrofaie saranno piene di suinetti invenduti con problematiche legate al benessere, allo stato sanitario e alla liquidità aziendale. Saremo costretti ad assumere decisioni drastiche come quella della riduzione volontaria dei capi nati. Manca spazio nelle stalle e poi allevandoli, nella situazione attuale, le perdite sarebbero di gran lunga superiori al valore a cui si rinuncia”.

“Macelli, industrie di trasformazione e prosciuttifici hanno deciso di rallentare le loro produzioni ma il settore primario non può frenare se non con tempi troppo lunghi – aggiunge Canali -. E tutto il peso della crisi si riversa sul settore degli allevamenti, classico anello debole di una filiera che di fatto non esiste, anzi vive nel più classico del ‘tutti contro tutti’”.

“Più che sussidi, servono misure mai pensate per i nostri sistemi produttivi ed un patto di filiera – conclude il rappresentante di Confagricoltura -. Vanno limitate le importazioni allo stretto necessario, privilegiando i capi nazionali; vanno raccordati prezzi e costi all’origine ed al consumo. E come filiera, con le istituzioni dobbiamo delineare la nuova suinicoltura nazionale, ragionando di programmazione produttiva, Dop e capacità di export delle nostre eccellenze. E dobbiamo farlo subito, prima che il settore imploda irrimediabilmente”.

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